Bella, peccato che non funzia

Bella, peccato che non funzia

12 Ottobre 2012 Off Di Redazione

A oggi non è stata presentata ancora nessuna denuncia da parte di immigrati irregolari sottoposti a “estremo sfruttamento”. Dov’è il problema? Con un giochino vi aiutiamo a capirlo.

Facciamo un gioco. La nostra pedina si chiama Ahmed ed è irregolare. Lavora (non importa dove) collocato oggi a tirar su secchi di malta, domani a zappare, fra qualche giorno a scaricare pesce.

Casella 1: Salvatore è il caporale che ogni giorno, prestissimo al mattino, lo carica con i suoi compagni sul Vito, sul Daily, su quel che è e ogni giorno, prestissimo al mattino, lo porta in un posto diverso, a volte due, tre, sette giorni nello stesso posto a fare quel che c’è da fare, facendo quello che qualcuno dice di fare. Il resto della storia è noto: Ahmed lavorerà fino a sera, tardi alla sera, e Salvatore tornerà a prendere lui e i suoi compagni prendendosi una fetta dei soldi avuti per la giornata di lavoro. Mangiare? Forse. Sgobbare? Parecchio. Domani ancora? Domani vedremo. Fatti trovare, domani, al solito posto, alla solita ora e vedremo. Ecco… questa è la storia, non nuova. Prima di Ahmed c’era Gheorghe, prima di lui Jonel, prima di Jonel Enzuccio, prima ancora Bepi. In tutti questi anni, di qua, ce ne sono passati talmente tanti che non fa più nemmeno effetto raccontarla. Ma intanto c’è il gioco. Andate alla casella 2.

Casella 2: Ahmed in qualche modo scopre che Salvatore, facendo quel che fa e per questo solo fatto, commette un reato: Articolo 603/bis del Codice Penale: “…chiunque svolga un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato…” andate alla casella 3.

Casella 3: Ahmed, non si sa come, scopre che l’U.E. nel 2009 e poi la Repubblica Italiana nel 2012 si sono occupati di lui. Infatti il Decreto Legislativo 109/2012 può fargli ottenere il permesso di soggiorno nel caso che: “…nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis, è rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno ai sensi dell’articolo 5, comma 6…” Bingo! Andate alla casella 4.

Casella 4: Ahmed va dai Carabinieri, alla P.S., alla Finanza, non importa da chi. Denuncia Salvatore, fa i nomi dei suoi compagni, racconta dove, quando, quanto. La Procura parte, arresta, denuncia… Ahmed viene identificato, fotografato, dattiloscopizzato e alla fine… regolarmente espulso.

Spiegazione del gioco: Ahmed non ha capito che, nelle pieghe del complesso sistema delle regole di questo Paese, “caporale” e “datore di lavoro” non sono la stessa cosa. Anzi, è vero il contrario. A rigore, il caporale per definizione non può essere datore di lavoro, giacché individuato come soggetto terzo, interposto fra il lavoratore e, appunto, il datore di lavoro. Soggetto terzo che lucra proprio da questa sua interposizione mettendosi, diciamo così, sul mercato come reclutatore e gestore (con mezzi il più delle volte discutibili) della manodopera che altri richiedono e traendo profitto da entrambe le parti del rapporto di lavoro. E’, in altre parole, un intermediario, un tramite illegale. Il problema di Ahmed è che le due norme, che a tutta prima sembrano parenti (tanto che il 109/12 richiama proprio gli “indici di sfruttamento” di cui al 603-bis c.p.), nei fatti non lo sono. Il soggetto del 603-bis “chiunque”, non è lo stesso del 109 “il datore di lavoro”. Il reato che commette il datore di lavoro (favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), non è lo stesso che commette il caporale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) che, per inciso, può in astratto essere commesso anche a danno di cittadini italiani e comunitari.

Ahmed, per ottenere il suo permesso di soggiorno, non avrebbe dovuto denunciare Salvatore, ma il suo “datore di lavoro”, cioè la persona o le persone che ne utilizzano materialmente le prestazioni in cantiere, nei campi, ai mercati generali. Il fatto è che Ahmed, quasi sempre, non sa chi sono queste persone, magari avvolte dalle vischiose tenebre dei subsubappalti e delle Srl associate a Srl con soci Srl. Lui conosce Salvatore. Lui è quello che lo ingaggia, lo trasporta, lo paga, lo taglieggia. E per chi denuncia una violazione del 603-bis, a una interpretazione letterale della norma, non è previsto alcun rilascio di permesso di soggiorno. Quindi…

Lo hanno fatto apposta? Certamente no. Il D.Lgs. 109/2012 è un provvedimento di recepimento della Direttiva CE 52/2009 che, nella sua formulazione anglofona, per “datore di lavoro” utilizza il termine “employer” (letteralmente: occupatore) e che, in tutta la letteratura internazionale in materia, definisce appunto il datore di lavoro, ma con una accezione decisamente più estesa della nostra che assegna invece al datore di lavoro la qualità di impresa in senso stretto. Per evitare la trappola ad Ahmed, forse, ci voleva un po’ più di coraggio. Recepire direttive europee all’ultimo minuto (sennò ci danno la sanzione) lascia una brutta impressione e, forse, produce leggi inutili. A proposito: i risultati? Dalla promulgazione del 603–bis, diciassette segnalati alle Procure della Repubblica per caporalato. Permessi di soggiorno ai sensi del 109/2012, zero.

Non l’hanno fatto apposta. Il 20 luglio 2011 la Commissione Europea avvia la procedura di infrazione 843/11 a carico dell’Italia per il mancato recepimento (a due anni dalla promulgazione) della Direttiva 52/09. Governo e Camere non fanno nulla fino a Dicembre. Occorre attendere il cambio di Governo e il 15 Dicembre 2011 quando, con Legge 217, all’art. 21, viene conferita delega al Governo per il recepimento della Direttiva. Cosa che avviene il 16 luglio successivo, a ridosso della scadenza dell’anno dall’avvio della procedura di infrazione. In ultima analisi, hanno fatto quello che potevano. E infatti il contenuto del 109 dà proprio questa sensazione: si è fatto quel che si è potuto, il Governo di prima non ha fatto nulla, ci stavano per sanzionare, ci abbiamo messo una toppa sul filo di lana, ci abbiamo infilato dentro anche la sanatoria (e questa è un’altra storia). Volevamo pure una legge che funziona?

Questo per ciò che riguarda il sistema delle regole. E il sistema dei controlli? Parleremo anche di quello, un’altra volta… per il momento, tornate alla casella 1.

Luciano Esposito