L’Alba Dorata del razzismo

L’Alba Dorata del razzismo

11 Novembre 2012 Off Di Redazione

Episodi di razzismo, quasi sempre riconducibili al partito neonazista Alba Dorata, all’ordine del giorno. Il Racist Violence Recording Network denuncia 87 attacchi da gennaio. Ma potrebbero essere più di 500. E tra i poliziotti si contano molti simpatizzanti dell’estrema destra

È il 27 ottobre. Siamo nel centro di Atene, piazza Amerikis. Davanti agli uffici della comunità tanzaniana viene posata una bomba. Che esplode: nessun ferito, nessun testimone. Solo danni. Poi siamo in una scuola di Farsala, cittadina della regione sud-orientale di Tessaglia. Una ragazza albanese, avendo raggiunto i voti più alti dell’istituto dovrebbe, così come da tradizione, portare la bandiera greca in una parata. A dei suoi compagni quest’idea non piace: la giovane è una non-greca, un’immigrata. E allora minacciano lei e il preside di invocare l’“aiuto” di Alba Dorata.

Alba Dorata è il partito di estrema destra entrato in parlamento dopo le elezioni del 17 giugno: ha totalizzato il 6,92% dei voti, inneggia a Hitler, disprezza gli omosessuali e vuole la cacciata dei migranti («in Grecia non ci sono immigrati regolari, nemmeno uno», ha dichiarato alla Bbc il parlamentare Ilias Panagiotaros). Il suo simbolo è una rivisitazione della svastica nazionalsocialista. Roberto Fiore, segretario politico di Forza Nuova, salutò con particolare entusiasmo il suo exploit elettorale.

I casi di cui sopra sono solo gli ultimi di una lunga serie: nei primi 9 mesi del 2012, sono almeno 87 gli attacchi a sfondo razziale registrati. A denunciarlo è il Racist Violence Recording Network, ma secondo altri sarebbero molti di più. Per l’associazione dei lavoratori immigrati greci, le aggressioni contro stranieri sono più di 500 (dato aggiornato alla fine dell’estate). La più grave quella verificatosi il 12 agosto, nel centro di Atene: un ragazzo iracheno di 19 anni, ucciso a coltellate da cinque motociclisti. I testimoni oculari, di questo come di altri episodi, hanno spesso ravvisato uomini incappucciati, vestiti di nero: quando non proprio militanti di Alba Dorata, di certo gruppi di estrema destra. Ma non è tanto, o meglio non è solo questo a far rabbrividire organizzazioni, politici, gente normale in Grecia ma anche – e forse in una misura uguale- in tutt’Europa: è piuttosto la reazione, e in alcuni casi la collusione delle forze di polizia con tali gruppi. Un sondaggio effettuato a giugno nel Paese indicava un elevato gradimento del partito Alba Dorata negli apparati di pubblica sicurezza. Il deputato Panagiotaros, nell’intervista succitata, dichiara che «più del 50%, del 60% del personale di polizia ci stanno seguendo». La percentuale è tutta da verificare, ma il Racist Violence Recording Network non nega questa tendenza: nella sua indagine, la «connessione tra polizia e violenza razzista» è stata riscontrata in almeno 15 casi.

Lo sfascio del mercatino degli ambulanti a Rafina, sulla costa attica orientale, o le continue aggressioni agli stranieri nel Paese, ad opera di Alba Dorata, non sembrano però urtare troppo la sensibilità degli elettori greci. Nell’ultimo sondaggio, il partito neonazista viene dato in ascesa, con percentuali di gradimento del 12%. Sarà per questo, forse, che il Governo, dopo aver issato l’opinione pubblica con l’operazione Xenios Zeus (“Giove straniero”: una massiccia opera di rastrellamento lanciata ad agosto nella capitale contro gli irregolari), adesso propone la creazione di unità speciali nell’Elas (la polizia greca) per combattere le violenze a sfondo xenofobo. A rivelarlo è stato Nikos Dendias, ministro dell’Ordine pubblico e della Protezione civile, annunciando a breve la sottoposizione del decreto costitutivo al Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias. Inizialmente, la nuova unità sarà insediata ad Atene e a Salonicco, per poi estendersi in tutta la Grecia. Sarà attivato anche un numero di pronto intervento, al quale i cittadini potranno denunciare le aggressioni razziste.

Delle 87 vittime intervistate dal Racist Violence Recording Network, solo 11 hanno segnalato l’episodio alle autorità competenti. Altri 14 vorrebbero farlo, mentre il resto, disillusi dal trovare giustizia o perché privi di regolare permesso di soggiorno, non sporgerà denuncia. «Invece di essere trattate dalla polizia come possibili vittime di un reato, le autorità di controllo danno priorità alla residenza legale della vittima e quindi si astengono dal loro dovere di indagare l’incidente segnalato», scrive il Network. Inoltre, «durante le procedure giudiziarie contro l’autore dell’aggressione, i migranti senza documenti legali sono dissuasi dal partecipare al processo in quanto minacciati di arresto e deportazione» nelle prigioni per migranti, simili ai nostri Cie (Centri di identificazione ed espulsione), del Paese. «Bastoni, piedi di porco, catene, coltelli, bottiglie rotte e cani di grande stazza»: questo è l’arsenale squadrista denunciato dai migranti.

L’atteggiamento non proprio benevolo da parte della polizia e, a rigor di logica, dello stesso Governo, è dimostrato inoltre dal trattamento riservato ai richiedenti asilo. Un gruppo di Ong ha lanciato una campagna per denunciare «l’inaccettabile situazione di accesso al sistema di asilo in Grecia». Il Paese ellenico è all’ultimo posto in Europa per il rilascio dello status di rifugiato (con una percentuale inferiore al 2%), ma non c’è solo questo. Gli attivisti, dal 17 febbraio al 7 aprile 2012, hanno monitorato il Dipartimento Asilo della Direzione Stranieri di Attica, la regione della capitale. Il rapporto che ne è nato, The campaign for the access to asylum in Attica area, descrive richiedenti asilo costretti ad aspettare in fila lunghissime, al buio e al freddo, per tre giorni di seguito, senza possibilità di accedere a bagni o di sposarsi per timore di perdere la posizione acquisita. In alcuni giorni, i funzionari hanno “scelto” di procedere solo per 20, in altri per 30-40, selezionati tra i primi o a caso, fomentando risse tra gli stessi richiedenti. Nei filmati pubblicati sul blog, si vedono chiaramente persone dormire all’addiaccio, tra cumuli rifiuti, mentre una ragazza etiope, in Grecia da un anno e mezzo, dichiara: «Vengo qui ogni venerdì. Non riesco ad ottenere la documentazione perché sono una donna. Non possiamo né tornare indietro da dove siamo venuti né proseguire oltre il Paese. La situazione è davvero difficile». «Durante il nostro monitoraggio-, si legge nel rapporto, – abbiamo notato circa 10 minori non accompagnati. Alcuni di loro erano in attesa da 2 giorni e notti di fila, tra gli adulti, esposti alle intemperie».

Migranti e richiedenti asilo stretti in una morsa di angherie istituzionali e violenza. Il problema più grave di tutti, secondo il Network, «risiede però nell’incapacità e nel disinteresse delle autorità investigative nel monitorare tali episodi, condurre indagini efficaci e arrestare i colpevoli».