Ma quale c…. di accoglienza!

Ma quale c…. di accoglienza!

16 Gennaio 2013 Off Di Redazione

La testimonianza-sfogo di Luigina Perosa, insegnante di Italiano L2 e particolarmente attiva sul fronte dei rifugiati. Il titolo, forte ma più che mai adeguato, corrisponde all’oggetto della mail con cui ci è stato trasmesso questo testo.

Piangendo di rabbia, riassumo le ultime vicende dei richiedenti asilo a Pordenone. Le nostre quotidiane mobilitazioni sotto la prefettura e le quasi occupazioni di municipio e Caritas hanno fatto sì che qui il progetto Emergenza Nord Africa per i richiedenti asilo sia stato chiuso con qualche garanzia in più per chi non sa proprio dove andare e qualche soldo in più nelle tasche, rispetto alle somme inizialmente offerte. Non male da un punto di visto politico quindi, ma…
Il progetto è stato chiuso a fine dicembre perché la Caritas e l’albergatore che ospitava una ventina di rifugiati, hanno deciso così. È stata data una somma di indennizzo a chi usciva immediatamente dal progetto (dai 400 euro offerti siamo riusciti ad arrivare a 500…). Ovviamente tutti hanno preso i soldi però, contestualmente, siamo riusciti ad avere dalla Caritas l’assicurazione che fino al 15 gennaio, chi non avesse saputo proprio dove andare, chi aveva un biglietto per qualche giorno dopo, avrebbe potuto fermarsi. Immaginate la fatica di aiutarli (in pochissimi giorni) a pensare e cercare una destinazione con il vuoto davanti, un biglietto che nei giorni di fine e inizio d’anno costi poco ecc. ecc… una grandissima tristezza.

Ora sono partiti quasi tutti. Ad alcuni piangevano anche gli occhi oltre al cuore, perché qui si erano trovati bene e avrebbero voluto lavorare qui. Qualcuno mi ha lasciato il suo curriculum, caso mai salti fuori un qualsiasi lavoro, tornerebbero immediatamente.
Tre di loro hanno comprato un biglietto aereo per Berlino e Amburgo ma… all’aeroporto di Milano sono stati rimandati indietro dalla polizia perché in Germania non hanno nessuno che li ospita e perché non hanno i 2 o 3000 euro previsti per mantenersi. Hanno perso anche i soldi del viaggio, ora sono andati a Foggia. Fra il nulla e la Germania, avevano scelto questa, se di scelta si può parlare. Evviva l’Europa, frontiere aperte a capitali e merci. Solo a questi però…

Altri 2 volevano raggiungere dei parenti in Inghilterra ma… gli extracomunitari hanno bisogno di un visto che costa 170 euro, che gli viene dato in rarissimi casi dopo mesi e soprattutto dopo un colloquio a Milano (in cui normalmente verificano che lì in Germania non hai nessun lavoro che ti aspetta, quindi…). Il risultato è che entrambi i ragazzi sono andati a Napoli, non volendo rimetterci inutilmente anche i soldi del visto. Inutile dire che a Napoli non hanno nessuno.

Altri sono andati a Rosarno ma… in questi giorni stanno portando loro la colazione alle 4 di mattina, perché poi alle 5 passano i caporali a scegliere chi lavorerà quel giorno. Naturalmente questi prendono chi lavora veloce, zitto e buono, chi ringrazia prendendo i 25 euro per una lunghissima giornata di lavoro fino alla sera e ne da 3 o 5 al caporale per il trasporto. Parecchi di loro “abitano” (?!?) in casolari abbandonati e sperduti nei campi, senza infissi, senza mobili, senza riscaldamento ovviamente e, dei servizi, non parliamo neppure. Uno di loro mi ha detto che neanche in Libia chi lavora vive così male…

Ho una grande, grandissima rabbia. Queste cose mi par di saperle praticamente da sempre: il caporalato, le nuove forme di schiavismo, il diritto assente e lo stato connivente con quel sistema e avanti avanti, nei secoli così. Nessuno che ha potere e strumenti per farlo, che come minimo abbia almeno cercato di imporre l’assunzione delle persone attraverso i centri per l’impiego o qualsiasi altra forma riconosciuta che non siano caporali, nessuno che faccia nulla per far finire questa barbarie. Ma che cazzo di paese è questo, non voglio più sentire la parola civiltà, la parola democrazia, non riesco più a sopportare tutta questa ingiustizia, tutto questo dolore, tutta questa miseria. Spero che loro, i cosiddetti migranti, tirino fuori veramente tutta la loro rabbia, quella nuova e quella antica, quella di tutti quei secoli di sfruttamento e umiliazioni che hanno alle spalle. Molti di noi saranno con loro.

Ciò che avremmo voluto (e i soldi c’erano) accanto all’ospitalità, era una possibilità di formazione professionale, degli stages anche gratuiti nelle aziende, i comuni o le associazioni ospitanti che magari li avessero utilizzati in lavori utili per la comunità (loro l’avrebbero voluto, noi ne abbiamo bisogno), inserimenti lavorativi, possibilità di guardare avanti… insomma non mi dilungo anche perché so che queste cose mancano per tutti, per i nostri figli compresi. Sono rimasti in stand-by per un anno e mezzo, a logorarsi di noia, nostalgia e rabbia. Fa impazzire però sapere quanti soldi sono stati spesi per arrivare a questo epilogo di totale fallimento.

Non so che dire di più, ho il cuore pesante e una grande rabbia. Non so neppure cosa si potrebbe fare ancora.

Luigina Perosa