Non è un paese per bulgari (e romeni)

Non è un paese per bulgari (e romeni)

13 Febbraio 2013 Off Di Redazione

Il governo inglese starebbe progettando una campagna di scoraggiamento rivolta a potenziali immigrati dell’est Europa. Otto anni dopo gli idraulici polacchi la musica non è cambiata. O forse sì?

Secondo alcuni reporter – non smentiti – a fine gennaio alcuni ministri del governo si sarebbero detti favorevoli a una campagna pubblicitaria anti-immigrazione in vista della scadenza – il prossimo anno – dell’accordo tra l’Inghilterra, la Romania e la Bulgaria che prevede delle quote di ingresso nel Regno Unito per i cittadini provenienti dai due paesi dell’Europa dell’Est.

La campagna dovrebbe essere promossa tanto sul suolo britannico quanto, soprattutto, nei paesi di partenza (Romania e Bulgaria, appunto), e dovrebbe mettere in risalto gli aspetti negativi della vita a Londra e dintorni, per correggere l’impressione – avrebbe affermato un importante membro del Gabinetto Cameron – «che qui [in UK] le strade sono lastricate d’oro».

Ora, se non ci fosse da piangere (per la rozzezza della proposta, e del modo in cui è stata formulata), ci sarebbe senz’altro da ridere. E infatti, con la loro proverbiale ironia, molti sudditi di Sua Maestà non hanno tardato a sbeffeggiare i fautori del progetto. I lettori del Guardian, ad esempio, invitati dal loro giornale a commentare la notizia, in poche ore hanno sommerso la redazione di slogan “anti-Inghilterra”, giocando a fare i copyrigther ed elencando i motivi per cui, effettivamente, il paese non sarebbe poi così invitante: «anche sotto lo strato di vomito, le strade non sono lastricate d’oro»; «recessione? Abbiamo appena iniziato»; «Vieni nella capitale europea dell’obesità: è contagiosa»; «La grande campagna inglese? Presto rovinata dai treni ad alta velocità»; «Gli inglesi sono bravi a raccontare favole, perché poi ci pensa la realtà ad ammazzarle»; «Vieni in Inghilterra: non finisce mai di piovere»; «Vale la pena fare la coda per questo schifo?», ecc.

Tuttavia, al di là della reazione divertita ed ironica, volta a sdrammatizzare i problemi e a ridicolizzare l’ennesima sparata dell’entourage del Primo ministro in fatto di immigrazione, c’è poco da stare allegri. Sia per la conclamata incompetenza e il malcelato sciovinismo dei membri del governo, sia perché si tratta di un film già visto: ma il contesto, ora, è ben più allarmante.

Intanto, lo stesso Home Office (il Ministero dell’Interno) non è in grado fare alcuna previsione attendibile circa i possibili arrivi da Bulgaria e Romania, e le stime allarmistiche del deputato conservatore Philip Hollobone – 425.000 ingressi in due anni – sono giudicate, anche dagli stessi tecnici del governo, assolutamente campate in aria. Fin qui, l’incompetenza, si diceva.

C’è poi la recente diffusione di un sillabo di 180 pagine – opera dell’Home Office – distribuito in tutto il paese per insegnare agli stranieri, attraverso una narrazione storica colma di inesattezze e revisioni etnocentriche ad usum imperii, «i valori e i principi della Britishness», per usare le parole del ministro dell’educazione Mark Harper. Un libro da imparare a memoria per tentare di passare il famigerato test per accedere alla cittadinanza, che da marzo risponderà a criteri ancora più restrittivi.

C’è soprattutto la crescita – costante, diffusa, evidente – di un sentimento sciovinista da parte della maggioranza di governo. Ormai non si contano le dichiarazioni di Cameron in chiave anti-europea ed isolazionista, all’interno di una strategia che, di fronte ai picchi di impopolarità del suo esecutivo a causa di politiche economiche e sociali draconiane e sfacciatamente classiste, cerca di fare del continente il perfetto capro espiatorio, come si evince dall’annunciato referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea. In un quadro segnato anche dalla rapida ascesa dell’Ukip, il partito xenofobo ed antieuropeista guidato da Nigel Farage, che un sondaggio del dicembre scorso dà in vertiginosa, allarmante crescita.

Ma c’è anche quel senso di deja-vu che, invece di rassicurare, inquieta ulteriormente. Perché questa campagna, se e quando – in barba al senso del ridicolo – venisse lanciata, ricorderebbe, in qualche modo, quelle (perniciose e contagiose) del 2004, l’anno in cui la Polonia entrò nell’Unione Europea, e in cui i tabloid inglesi – a cominciare dal Sun – annunciarono con titoli cubitali, e senza mezzi termini, una imminente invasione di idraulici polacchi, creando così spauracchi che generarono e alimentarono vere e proprie ondate di xenofobia e razzismo. Ma allora si era, ancora, nella cool britannia, con la sua illusione di crescita senza fine, con le sue gigantesche bolle finanziare non ancora esplose, con il miraggio di un posto di lavoro (seppure mal pagato) per tutti. Oggi la recessione, l’erosione dei diritti di base, la continua distruzione del welfare forniscono un terreno troppo fertile per le manifestazioni di ostilità nei confronti dei migranti, in vista di una strombazzata nuova “invasione”. Lo sanno bene, d’altronde, gli spin doctor della destra, che non a caso gettano benzina sul fuoco.

Federico Faloppa