Caos Italia

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11 Marzo 2013 Off Di Redazione

Cosa sta succedendo dopo la fine dell’emergenza? Da Torino a Ragusa, un quadro sconfortante.

Il 28 febbraio era la data in cui doveva terminare l’accoglienza dell’Emergenza Nord Africa (Ena) iniziata a maggio del 2011. Si parlava di 13.000 persone che si sarebbero riversate nelle strade di tutta Italia nel giro di poche ore. Dieci giorni prima della chiusura dell’accoglienza, con una circolare del 18 febbraio, il Ministero dell’Interno aveva deciso di erogare 500 € per migrante come buona uscita per coloro che avessero accettato di lasciare i progetti. Le questure di tutta Italia stavano freneticamente rilasciando permessi di soggiorno e titoli di viaggio. Anche le Commissioni Territoriali per il Riconoscimento dello Status di Protezione Internazionale stavano cercando di smaltire le audizioni residue, con un ritmo che sfiorava dieci persone ascoltate al giorno. In questo contesto si è inserita un’ulteriore tardiva circolare del Ministero dell’Interno che venerdì primo marzo ha stabilito chi avrebbe potuto continuare l’accoglienza e per quale motivo. Tra questi ci sono i vulnerabili, intendendo con questa definizione: i malati, le donne incinte, i nuclei mono parentali con figli/o, i disabili, gli anziani, le vittime di torture, di stupri e altre forme di violenza grave. In più, anche le famiglie con figli minori, le persone che sono in attesa di essere sentite in commissione, i ricorsisti, coloro che devono ancora ricevere il permesso di soggiorno e/o il titolo di viaggio.

Ma in realtà cosa è successo dopo il 28 febbraio? Dipende da territorio a territorio. Molti progetti hanno proceduto alla chiusura delle strutture, anche se non tutti nel medesimo giorno. In alcuni Comuni i migranti continuano ad essere ospitati nelle strutture e l’uscita è stata rimandata di giorni o settimane, anche se molti servizi non vengono più erogati. Altri progetti gestiti da cooperative e associazioni più esperte già da mesi facevano uscire le persone basandosi su percorsi condivisi, anche se queste esperienze sono risultate minoritarie se non residuali nel contesto complessivo. E in più, i migranti usciti prima del termine non hanno potuto beneficiare della somma destinata alla buona uscita. In svariati casi ci sono state forti proteste da parte dei migranti che per vari motivi non hanno lasciato le strutture o non accettavano di lasciarle nei modi in cui veniva loro proposto di farlo. In qualche caso ci sono state delle occupazioni, sia delle strutture a loro precedentemente destinate che di altri stabili. Non è possibile rendere conto di tutte le situazioni, noi però abbiamo provato a tratteggiare una mappa.

Torino risulta che, tranne i casi valutati vulnerabili, valutati tali prima che uscisse la circolare ministeriale, molte persone hanno preso la buona uscita e sono andate via. Quante non si sa. Aboubakar Soumahoro del Movimento rifugiati/profughi suppone che siano stati almeno il 60 per cento. Ci racconta che parlando con degli operatori, che vogliono rimanere anonimi, risulta che sia stato fatto un volantino in più lingue dove si parla dei 500 € e dell’uscita, ma non si fa riferimento in alcun modo alla circolare del primo marzo. Il Movimento rifugiati/profughi ha indetto per lunedì 11 marzo una manifestazione per richiedere che per i migranti dell’Ena vengano creati dei percorsi di uscita idonei.

Situazione diversa a Genova: l’avvocato Alessandra Ballerini, che ha seguito da vicino la vicenda, ci racconta che molti erano già usciti a fine dicembre e che comunque non sembrano esserci problemi particolari. Rimangono in accoglienza i vulnerabili e le famiglie.

Bologna il quadro è molto complicato. Su tre strutture, solo una è stata chiusa con un buon inserimento degli ospiti. Critica, invece, la situazione in via Aldini e ai Prati di Caprara. Al momento della chiusura un folto gruppo di migranti si è opposto alla uscita optando per l’occupazione delle strutture. Dopo vari incontri con il Comune per alcuni di loro è stata prevista la sistemazione nell’emergenza freddo, altri potranno per il momento continuare a stare nei centri ma, come ci racconta un esponente di Usb Asia, in realtà la situazione è tutt’altro che risolta. Ci dice che per il momento si stanno facendo incontri quasi quotidiani tra Comune e Usb, associazioni e movimenti, per cercare delle soluzioni che riguardino sia coloro che sono in occupazione che i casi previsti dalla circolare, che già adesso si presta a varie interpretazioni. A rendere ulteriormente complicata la situazione, la decisione della Croce Rossa (che gestiva Prati di Carrara) di integrare la buona uscita con un’ulteriore somma come rimborso per i servizi che hanno ammesso di non aver dato. Gli ospiti di via Aldini si sono risentiti per la disparità di trattamento. La situazione rimane critica e in divenire.

Firenze molti dei centri sono stati gradualmente svuotati. Le uscite erano iniziate già da mesi e concordate con i migranti. Nei giorni scorsi però, un gruppo di ghanesi provenienti da progetti della provincia fiorentina avevano occupato l’ex hotel El Paso. La questura ha messo fine a questa occupazione dopo appena quattro giorni e sembra che abbia provveduto a reinserire i migranti  in altre strutture di vari territori.

La situazione di Napoli, tra tutte quelle che abbiamo sentito, è forse la più caotica. Molti profughi erano già usciti quando è arrivata la circolare del Ministero. La questura di Napoli ha deciso di rilasciare il titolo di viaggio solo una settimana prima della fine dell’Emergenza Nord Africa, ci racconta Jasmine Accardo dell’associazione Garibaldi 101. Non c’è stata una mappatura degli hotel per capire chi poteva rimanere oppure no. Accardo è molto perplessa sul continuare l’accoglienza negli hotel, in quanto si sono dimostrati completamente inadeguati. Ci racconta di casi sanitari gravi che non hanno avuto nessuna forma di cura e dice che a ottobre dell’anno passato hanno anche fatto un esposto alla magistratura per denunciare le inadempienze legate all’accoglienza. Da mesi lei e gli altri attivisti denunciano che i rifugiati sono stati accolti in hotel legati alla camorra. Molti ragazzi se ne sono andati e tra loro ci sono vari  ricorsisti. Con la proroga data dalla circolare per tutti i casi che abbiamo già citato, molte persone possono rimanere in accoglienza ma, si domanda Jasmine, che tipo di accoglienza? Ci racconta che alcuni ragazzi verranno spostati in vari hotel di un’altra città della provincia, luogo dove i caporali notoriamente vengano a cercare forza lavoro. Denuncia che l’accoglienza ha arricchito molti personaggi che mai avrebbero dovuto avvicinarsi ai rifugiati. In tutta questa situazione molti se ne sono andati in altre città o in altri Stati, altri sono dispersi nelle campagne dove lavorano per i caporali. Altri stanno ritornando in città a piazza Garibaldi, dove erano situati la maggior parte degli hotel, ospitati da amici per vedere se fanno parte delle categorie protette per rientrare così nell’accoglienza. Insomma vige il caos più totale.

Catania, a rendere la situazione ulteriormente complicata, il fatto che sia finita la carta necessaria a stampare i documenti. Così ci racconta Hassan Maamri, referente immigrazione per l’Arci Sicilia. Ci fa però notare che all’Ufficio immigrazione della Questura di Catania sono sole tre i funzionari ad occuparsi di tutto il lavoro: fanno il possibile, ma i miracoli non sono alla loro portata. Sembra comunque che la prefettura prema affinché i migranti  lascino le strutture quanto prima. Intanto però, mancano i soldi per le buone uscite. A Caltagirone, ci testimonia Maamri, si sono avute forti proteste da parte dei profughi legate al fatto che molti degli ospiti della struttura non hanno ancora ottenuto il permesso umanitario e la loro audizione in Commissione è prevista per maggio. Dopo un paio di giorni di protesta pacifica, le rimostranze si sono fatte più dure arrivando a impedire l’accesso alla struttura a tutti fuorché alle infermiere che si occupano degli anziani che con loro condividono l’alloggio per l’accoglienza. Lunedì è fissato un incontro in prefettura per vedere se riescono a rendere più celeri i tempi del rilascio dell’umanitario.

Non ci sono stati problemi a Ragusa dove la Questura è stata celere nel rilasciare i documenti.