Flash mob di uno sgombero

Flash mob di uno sgombero

6 Aprile 2013 Off Di Redazione

Dalla realtà alla rappresentazione: davanti al Parlamento europeo Amnesty International mette in scena la distruzione di un campo rom.

Nel piccolo campo rom la vita scorre normale: chi cucina, chi chiacchiera, chi prepara un caffè. In un edificio poco distante c’è la “scuola speciale” riservata ai bambini. All’improvviso si palesa un funzionario del Comune, che intima di sgomberare lo spazio, altrimenti interverrà la forza pubblica. I rom rifiutano e gli agenti arrivano solerti: le stoviglie vanno in terra, il fracasso degli oggetti sovrasta le voci… È accaduto lunedì 8 aprile. Ma, per una volta, invece di essere uno sgombero reale, si è trattato di una rappresentazione, ambientata in un teatro speciale e altamente simbolico: il piazzale antistante la sede del Parlamento europeo a Bruxelles. Parlamentari, funzionari, cittadini comuni hanno potuto assistere con sconcerto e stupore alla dinamica tipica di una violazione ricorrente. «Violazione che non riguarda solo i diritti umani universali, ma anche la direttiva europea contro le discriminazioni razziali, che per gli stati Ue è legge», sottolinea Matteo De Bellis, incaricato delle campagne per l’Italia presso il segretariato internazionale di Amnesty International a Londra e curatore dell’evento.

Dzemila Salkonovic (la ricordate? L’abbiamo intervistata poche settimane fa) è stata una delle attrici/attiviste: «Un’esperienza fantastica – racconta – eravamo una decina di donne rom in rappresentanza di diversi Paesi: Italia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria ed altri. Abbiamo tirato su tre casette e una “scuola speciale”. Si perché in alcuni paesi la discriminazione è così forte che i bambini rom vengono tenuti in scuole a parte, lontani dagli altri coetanei, come gli adulti vengono fatti vivere in villaggi lontani dai centri abitati. Quando ci hanno sgomberato, abbiamo mostrato cartelloni e magliette con scritte del tipo “diritti ai rom” in varie lingue. Siamo stati ricevuti il giorno stesso da una delegazione del consiglio d’Europa e abbiamo portato la nostra testimonianza. C’è stato chi ha raccontato di essere stato sgomberato da una casa e sbattuto in una baracca nei pressi di una discarica, chi ha raccontato il dramma delle scuole speciali. Io ho parlato dell’Italia, della situazione degli alloggi e dei campi attrezzati. Il giorno dopo abbiamo partecipato ad una riunione in un’aula del parlamento ed è stato molto emozionante. Sono venuti molti attivisti da tutta Europa a testimoniare, ma anche a chiedere il riconoscimento del Porraimosh (lo sterminio attuato durante il nazismo) e delle tante violenze subite anche dopo, a causa della nostra identità. Il pubblico poteva intervenire e fra le tante testimonianze concrete e toccanti c’è stata quella di un ragazzo rom che ha raccontato di aver subito violenza sessuale da bambino, quando era molto piccolo. La madre ha testimoniato contro gli autori di tale crimine, ma non è stata creduta e il figlio è finito in una scuola speciale. Quella madre chiedeva solo giustizia».

De Bellis spiega l’operazione svolta a Bruxelles come il lancio della campagna Diritti umani qui, diritti dei rom adesso: «Si tratta di un’iniziativa rivolta alle istituzioni europee che hanno gli strumenti legali e politici per applicare la legislazione Ue in materia di discriminazione. Abbiamo lanciato un appello il 4 aprile scorso, poco prima della giornata internazionale dei rom, soprattutto pensando alle tante azioni di discriminazione compiute in Italia, Romania e Repubblica Ceca: gli sgomberi forzati, la segregazione abitativa e scolastica, il rifiuto di riconoscimento come minoranza. È stato interessante sperimentare queste azioni di partnership fra vari paesi realizzando diverse azioni. Il flash mob dell’8 aprile ha avuto un forte impatto, ne abbiamo tratto anche un breve video che è reperibile sul nostro sito. Anche l’incontro del giorno successivo è stato significativo. Oltre ad Amnesty erano presenti esperti provenienti da vari paesi: parlamentari europei, un delegato del governo rumeno, attivisti rom. La partecipazione attiva dei diretti interessati è fondamentale per fare passi avanti. Invece il nostro dovere è quello di vigilare affinché non abbiano più luogo simili e inaccettabili violazioni».