Qualcuno pensa di occuparsene?

Qualcuno pensa di occuparsene?

5 Aprile 2013 Off Di Redazione

Non la troveremo, ne siamo sicuri, tra le priorità indicate dai famigerati saggi. Eppure di una legge organica sul diritto d’asilo in Italia c’è un disperato bisogno. A ricordarcelo, in questo momento, due uomini di chiesa.

«A causa degli ingenti tagli alla sanità, si è ulteriormente ridotta nel 2012 la capacità del territorio di fornire assistenza alle persone la cui salute mentale è duramente provata da traumi passati e presenti. Eppure, un accompagnamento specifico e mirato potrebbe prevenire la maggior parte dei casi di acutizzazione e cronicizzazione, evitando molte tragedie e anche sprechi di risorse». E ancora: «Dal nostro punto di vista e alla luce dei numeri che presentiamo, ci permettiamo di affermare che la legge di spending review e la varie manovre economiche del 2012, con i loro tagli lineari dei servizi, sono stati un vero e proprio atto di vigliaccheria proprio nei confronti di coloro che hanno più bisogno». A parlare in questa maniera, riferendosi soprattutto alle vittime di tortura, non un estremista dell’antirazzismo, ma Bernardino Guardino, direttore Progetti del Centro Astalli, una struttura di enorme e comprovata esperienza del mondo cattolico, che si occupa principalmente dell’assistenza ai rifugiati.

Lo ha fatto durante la presentazione del Rapporto annuale 2013 redatto dagli operatori del centro, alla presenza di numerosi giornalisti, ma anche della responsabile del Dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno, prefetto Angela Pria, e del rappresentante dell’Unhcr, Laurens Jolles. È stata una presentazione per nulla rituale e paludata introdotta, come tradizione da Padre Giovanni La Manna. Chi si occupa di rifugiati e richiedenti asilo, a Roma, si ritrova spesso ad incontrarlo, in mezzo alle persone in difficoltà come nei palazzi istituzionali. Uomo portato al dialogo e pragmatico, affabile e disponibile con gli umili e capace di farsi rispettare dalle istituzioni. E se da una parte racconta con piacere di una prossima visita del nuovo pontefice, dall’altra esprime netta indignazione per quanto sta avvenendo in Italia: «Il numero dei richiedenti asilo si è più che dimezzato rispetto al 2011. Questo perché chiedere asilo nel nostro paese è estremamente complicato. Di fatto si continuano a mettere  in atto politiche respingenti nei confronti di chi scappa da guerre e persecuzioni. I viaggi continuano ad essere pericolosi e sono ancora troppe le persone  che perdono la vita durante le traversate del Mediterraneo». E insiste: «Si registra inoltre un forte calo degli arrivi dalla Libia, la cui spiegazione potrebbe essere imputabile agli accordi che il governo italiano ha stipulato con il nuovo governo libico e non ha mai reso pubblici […] Il paradosso è che nonostante i dati rappresentino un fenomeno di dimensioni assolutamente gestibile di arrivi in Italia, siamo ancora lontani dall’avere un sistema di accoglienza funzionante che garantisca a tutti i migranti forzati una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente. Un sistema efficiente eviterebbe inoltre di dover far fronte a situazioni non previste e all’inevitabile spreco di risorse che ne consegue». La richiesta forte viene fatta alla politica, ed è quella di avere non solo strumenti legislativi uniformi e praticabili, ma anche di: «Stabilire canali umanitari protetti per l’arrivo in sicurezza di uomini e donne costrette a chiedere asilo in Europa». Meno impegno e meno risorse insomma per strumenti di contrasto come Frontex e maggiore attenzione ai bisogni delle persone.

Guarino ha affrontato punto per punto gli elementi di criticità: intanto l’assenza di un sistema nazionale per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati unitario, integrato e commisurato ai flussi di arrivo. La cosiddetta Emergenza Nord Africa avrebbe potuto rappresentare un’occasione di ripensamento del sistema e valorizzazione di alcune nuove esperienze di accoglienza attivate dalle Regioni, invece si è purtroppo chiusa senza alcuna progettualità, né per gli accolti né per il  sistema, vanificando del tutto l’ingente investimento di risorse che aveva comportato. All’assenza di servizi pubblici, sopperiscono solo in parte  le reti informali di connazionali (dove inizia la maggior parte dell’orientamento iniziale sulla procedura verso i luoghi in cui ricevere assistenza), percorsi che quindi non passano per i canali istituzionali. Il risultato è che molti rifugiati e richiedenti asilo finiscono col poter essere accolti solo in occupazioni o in alloggi di fortuna, con tutte le emergenze sanitarie che queste situazioni di marginalizzazione sociale comportano. La crisi economica non ha fatto altro che accentuare tutte queste difficoltà: «Un fenomeno – racconta Guarino – che avevamo già iniziato ad osservare nel 2011 e che si è oggi ampliato. Aumenta inoltre il tempo di permanenza nei centri di accoglienza, segno che anche i corsi di formazione e il costante orientamento offerto dagli operatori non ha permesso il realizzarsi di percorsi di autonomizzazione. Solo pochi ospiti dei centri hanno infatti lavorato regolarmente e con continuità».

Il rapporto evidenzia anche come siano aumentati, nell’indifferenza istituzionale, gli ospiti affetti da problemi psichici anche gravi, conseguenze dei traumi e delle violenze subite, che necessitano di cure e assistenza specializzata. «Cure e assistenza sono diventate vere e proprie chimere – riprende il  responsabile progetti – che pena assistere allo scarica barile fra enti di fronte alle esigenze di queste persone». La diagnosi di Bernardino Guarino, e in tal senso dell’intera esperienza del Centro Astalli, è impietosa e interroga le persone  giuste: «Per le persone vulnerabili, e per le vittime di tortura in particolare, occorre fare di più. L’accesso al territorio e l’accoglienza sono solo la prima parte degli obblighi dello Stato nei confronti dei rifugiati. Resta da precisare a quali diritti sociali e a quale percorso di tutela e integrazione corrisponda la Protezione Internazionale nei casi in cui essa è riconosciuta. Ci sarà mai un Parlamento e un Governo che si farà carico di questa questione?».