Le voragini di San Berillo

Le voragini di San Berillo

13 Luglio 2013 Off Di Redazione

Vivere nelle baracche, nel cuore di Catania. L’ultima “scheggia” di ZaLab, laboratorio di video partecipativi.

Secondo i dati più recenti delle Nazioni Unite, una persona su sei, nel mondo, vive in una baracca. E questo accade anche in Italia.

Nel cuore di Catania – in una zona centrale tra uffici bancari e attività commerciali – ci sono tre voragini, larghe circa cento metri e profonde trenta: sono la conseguenza di uno sventramento di un quartiere storico, quello di San Berillo, raso al suolo nel 1956 e ricostruito solo parzialmente per dare vita ad una delle operazioni immobiliari più grandi e scriteriate del dopoguerra e che, da allora, si è trascinata a causa di interessi affaristici o politici di dubbia natura.

Ma questo non è sufficiente. Quelle voragini, da alcuni anni, ospitano una comunità di bulgari che vivono in baracche fatiscenti, in un ghetto “cittadino” tra l’indifferenza generale.

Il documentario Le voragini di San Berillo segue la storia di Boian e Sansa, marito e moglie dell’Europa dell’Est, che accompagnano gli spettatori nei campi che non si differenziano da quelli che si vedono nelle periferie di altre città italiane.

Lo sguardo del regista, Carlo Lo Giudice, è sensibile e attento nell’osservare la quotidianità (e le scelte di vita) delle persone, le loro condizioni di emarginazione, volute per cultura o imposte dal resto della società. Si nota che, nelle voragini così come negli altri slums metropolitani, non vivono soltanto individui appartenenti alle minoranze rom o sinti, ma anche quelli che la crisi economica ha buttato fuori dal mercato e, allora, è ancora più importante capire, conoscere, venirsi incontro. Il cinema documentario può e deve essere usato anche come strumento sociologico ed è per questo che ZaLab, con il finanziamento di Open Society Foudation, ha deciso di produrre una serie di film brevi – corredati da un programma di interviste e approfondimenti tematici – per un progetto dal titolo “Italian slum”.