Un (non) adorabile vecchietto

Un (non) adorabile vecchietto

13 Luglio 2013 Off Di Redazione

Ancora a proposito di Giovanni Sartori e delle sue esternazioni contro Kyenge. Anche lui è stato migrante, ma si sente molto diverso dal ministro.

«Lo dirò, più pacatamente, che chi non gradisce lo straniero che sente estraneo è uno «xenofobo», mentre chi lo gradisce è uno «xenofilo». E che non c’è intrinsecamente niente di male in nessuna delle due reazioni». Così si esprimeva Giovanni Sartori in un articolo del 2009.

Sartori, come il ministro Cécile Kyenge, è stato un migrante per motivi di lavoro. Cécile Kyenge ha completato gli studi in Italia e poi ha cominciato a lavorare qui; allo stesso modo, Sartori ha avuto modo di lavorare in un altro paese, col permesso di soggiorno a fini lavorativi. Giovanni Sartori si sente molto diverso dagli immigrati (specialmente da quelli musulmani) che, come lui, decidono di lavorare in un paese diverso dal proprio. Specialmente, Sartori si sente diverso da Cécile Kyenge, reputandola poco più che un’analfabeta: «Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse», scrive nel suo articolo pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso 18 giugno.
Se definisci il ministro come un’ “oculista ignorante” lo fai con un preciso intento: quello di sminuire le sue competenze, delegittimando di fatto l’esperienza di Kyenge riguardo i temi del diritto alla cittadinanza, e gettando l’ombra dell’incompetenza su ogni sua mossa. Se, secondo Sartori, Kyenge è ignorante perché non ha letto i suoi libri, allora Sartori, definendola una semplice oculista, dimostra di essere ignorante riguardo l’impegno diretto e sul campo che Cécile Kyenge ha profuso negli anni a favore dei diritti dei migranti.

Per affrontare certi temi è probabile che sia più utile l’esperienza dal basso e sul campo di Kyenge (esponente della associazione della diaspora africana in Europa etc. etc.) piuttosto che le vette teoriche raggiunte dall’alto delle varie cattedre che Sartori ha tenuto in tutto il mondo, da migrante come la Kyenge e da cittadino con tutti i diritti qui in Italia. Sembra piuttosto quella di Sartori una (legittima, per un uomo nato nel 1924) chiusura a priori nei confronti di ogni discorso sul diritto alla cittadinanza per i nati all’estero, basato su un’idea della cittadinanza ancorata a un mondo intellettuale che ha forgiato l’ultimo secolo, ma i cui paradigmi non è detto che possano interpretare al meglio la realtà contemporanea, con cui un ministro dell’Integrazione deve fare i conti.

È lo stesso Sartori, in un articolo sul Corriere del 2010, ad affermare che la sua idea di confronto coi musulmani si basa sulle teorie di Arnold Toynbee, grande studioso che però è morto nel 1883, e il cui apporto alle odierne discussioni sulla cittadinanza andrebbe tarato con cautela. Se Sartori approva la legge Bossi-Fini così come è stata approvata dal governo Berlusconi, benissimo. Soltanto stride un po’ con la propaganda contro l’ex premier, cui Sartori ha addirittura dedicato lo sforzo di un libro, tutto inteso a denigrare l’operato (libro intitolato significativamente Il Sultanato, quando il richiamo ad uno stereotipato Oriente significa una implicita delegittimazione). L’iper-occidentalismo identitario di Sartori, per cui gli immigrati (soprattutto i musulmani) non potranno avere (se non per un periodo limitato di tempo) nessuna possibilità di adesione alla totalità dei diritti di cui sono dotati gli occidentali indigeni, rappresenta una visione del mondo e delle popolazioni migranti assolutamente legittima, ma piuttosto chiusa e avulsa dalla realtà italiana contemporanea con cui un ministro dell’Integrazione deve giocoforza adattarsi.

Speriamo che Sartori abbia la volontà, dall’alto della sua sapienza scientifica e delle sue cattedre, di confrontarsi con teorie anch’esse legittime ma opposte alle sue, parlando concretamente riguardo i diritti di ogni abitante di questo nostro paese, al di là del luogo di nascita o del credo religioso. Ci permettiamo di dubitarne, visto che la citazione iniziale sulla «xenofobia come attegiamento pienamente legittimo» proviene da un articolo di Sartori del 2009.

Se l’Italia sarà veramente meticcia un giorno o l’altro, ciò sarà dovuto anche alla scomparsa di personaggi candidamente xenofobi come Giovanni Sartori.